25/11/2011

IL TERZO COLLEGAMENTO DELL'IO ALLA REALTA'

IL POTERE

 

 

IN CACCIA

Vengo sull'antica rustica strada e nella selvaggia boscaglia di Stapiana per cacciare. Qui di tanto in tanto bazzicano i cacciatori di lepri e caprioli.  

Io sono a caccia di idee. 

Cerco di stanare dei fulcri concettuali. Potrebbero essercene nei meandri subconsci che il brain storming (dire quel che ti passa per il capo) stuzzica. Sintesi per me inedite di pensiero, ecco  le mie lepri. Non da uccidere ma da amicare.

Con l'improvvisazione verbale su argomento dato, qualche lepre ideale mi piacerebbe stanarla, di quelle che stanno acquattate tra banalità e ripetizioni come tra erbe e frasche.

Per fare un illustre esempio ispiratore, Van Gogh nella pittura è stato un cacciatore. Si può anche dire uno scopritore e un creatore, però l'idea della caccia evidenzia il superamento di difficoltà nel muoversi verso orizzonti più appaganti. 

La sua intuizione di esprimere la forza magica della natura attraverso tratti decisi di colori forti giustapposti è talmente geniale – è una lepre – che poi lui l'ha sviluppata in tutte le sue tele. Drammatico genio, è vero, ma che ha donato intensa bellezza all’umanità.   

L'eventualità di tornare a casa con un paio di lepri eccita alla mia avventura stapianese.  

Per sviluppare bene il dono del potere personale bisogna essere cacciatori di ciò che – almeno per noi - non è già elaborato e compiuto – è questa la nostra missione di Natura? - e per essere cacciatori professionisti bisogna impegnarsi costantemente nel campo che si sente a sé più congeniale; o in più campi, se se ne ha la possibilità.

 

L’IMPULSO DEL POTERE

In queste camminate ottobrine è proprio il potere personale che voglio indagare.

Se ti va, lettore, fa' un semplice esperimento. 

Immobilizzati completamente per un po'. Ecco, qui sospendi la lettura e rimani assolutamente fermo (nel corpo e nella mente) finché ce la fai.

 

 

Se hai fatto l'esperimento e ora ricominci a leggere, avrai notato che a un certo punto ti ha preso una gran voglia di agire, anche solo per vedere che cosa c'è scritto qui.  

L’impulso ad agire sembra provenire dal plesso solare, nel punto in cui si colloca il terzo chakra.

Sentiamo normalmente uno spontaneo impulso a fare, tanto che se vogliamo imparare a fermarci a meditare immobili abbiamo bisogno di impararlo gradualmente.

Il fare è l'espressione del potere. 

Nel grande sistema della Natura all'individuo è dato un certo potere per governare la sua vita, con piccole e grandi azioni. 

Non per niente si usa la parola “impotente” per indicare chi non è in grado si fare, cioè non può esprimere il proprio potere.

Non è possibile vivere senza esprimere in qualche misura il proprio potere nel fare. 

Basta pensare a certi animali tenuti in gabbie piccole – che si muovono continuamente nello stesso modo – in evidente stato di sofferenza. 

Ho impresso indelebilmente nella memoria il ricordo di un orso imprigionato in uno spazio ristretto in un parco publico sopra Trento, costretto a disperati andirivieni maniacalmente reiterati. Altri tempi, per fortuna. Ora la gabbia è stata smantellata.

Il terzo collegamento dell'io alla realtà è il potere di agire trasformando il nostro ambiente di vita, anche sviluppando abilità specifiche. 

Il primo collegamento dell'io alla realtà - abbiamo visto - è assumere la vita, il secondo è sentirla, il terzo è trasformarla.

Ovvero, riprendendo i passi fin qui fatti: 

1) ti nutri dalla terra; 

2) accetti e senti il tuo corpo; 

3) tramite il corpo agisci per trasformare le cose e gli eventi e - e ciò è possibile solo se hai potere ovvero forza d'animo. 

 

L’INNESTO

Il potere personale ha il suo riferimento fisico fra la pancia (fulcro del corpo) e il cuore (fulcro affettivo), nella zona del plesso solare (terzo chakra), perché è lì che si congiunge la forza della specie (che è nella parte inferiore del corpo) con l’individualità (parte superiore). L’individualità è innestata sulla base del corpo. 

Si può paragonare quanto descritto ad un innesto. Avete presente cos'è l'innesto in una pianta, poniamo in un ciliegio? Le radici e il tronco appartengono al ciliegio comune, selvatico, pianta molto resistente ma che produce ciliegine insapori. A un certo punto si tagliano i rami, si fanno delle incisioni profonde e si inseriscono dei rami di ciliegio “personalizzati”, ovvero delle varietà di frutti succosi e dolci (Duroni, Bella Italia, Ferrovia…). 

Base selvatica (la specie) + varietà di pregio (l'individuo). La linfa passa dalla base selvatica  ai rami della pianta pregiata. Resistenza + bontà. Si può dire che come la chioma prende la forza vitale dal tronco selvatico,  così la persona prende il potere, la forza vitale dalla parte inferiore del corpo. 

Il potere personale è una dotazione che ci viene assegnata alla nascita dalla Natura.

“Natura”, bella parola… Se ci guardiamo intorno, vediamo un insieme di “cose” animate e inanimate. L’insieme delle cose in azione fa una grande intelligenza evolutiva? E’ difficile vedere come accade, ma accade. Per usare un’unica parola comprensibile e condivisibile, l’insieme delle cose si può chiamare Natura, che ha dato e dà impulso all’evoluzione delle forme viventi. 

E Lei, sulla base delle specie, fa esistere nuovi individui che esplorano nuove possibilità e possono modificare le circostanze della vita. Portano nel proprio DNA la possibilità di un’ulteriore evoluzione.

 

DEDICARSI ALLE CAPACITA’

Per poter vivere in modo soddisfacente devo avere un livello di potere quanto meno sufficiente in diversi campi. Poi dovrei, specialmente con il passare degli anni, individuare il mio potere principale ed esprimermi al massimo grado soprattutto in quello,  portandolo avanti anche nella misura in cui può essere trasmesso ad altri. 

Naturalmente il discorso vale anche nel caso fortunato di buone capacità in diversi campi. 

E se fossi convinto di non riuscire in nulla dovrei ancora cercare a fondo quale può essere la mia migliore capacità e fare perno su quella per motivarmi. 

Le capacità devono essere coltivate, le competenze arricchite.  

Se per esempio voglio essere un danzatore come artista – per esibirmi su un palcoscenico -  beh, ci devo lavorare parecchio…  

Qualsiasi essere vivente è al mondo per fiorire al massimo delle proprie possibilità. Un pianta di rosa ha il momento clou della sua vita quando su di lei sbocciano le rose. E’ inerente alla vita della pianta di rosa creare le rose.

Quindi vivo in modo soddisfacente prima di tutto perché riesco a fiorire nelle mie capacità, esercitando il mio potere - e per poterlo esercitare devo non solo riconoscerlo a livello di immediatezza istintiva, ma devo anche dedicarmici con forza, concentrazione e costanza.  

 

FORZA CONCENTRAZIONE COSTANZA

Da un lato si va per il mondo curiosi a guardare e provare cosa c'è in giro.

Senza disperdersi troppo però, perché non si instauri il disordine. Il disordine come abitudine indebolisce.  Bisogna avere sia la curiosità di sperimentare il molteplice, sia la costanza nel perseguire le cose che avvertiamo come importanti. La fedeltà a queste crea in flusso di positività nella vita. 

Non è detto che uno debba essere uno yogi o un monaco, con una ferrea disciplina fisica alimentare spirituale. Questo è solo un uso particolare del potere. 

Ci possono essere sistemi di vita singolari, da quello del Dr. House (un grande medico che se ne frega della rispettabilità) a quello di Bukowski (con la sua estrema esplorazione dei bassifondi della psiche), che hanno comunque una costanza di senso. 

L’avventura della vita è imperniata sul dirigere organicamente il proprio potere.

Credo che siano tre le parole chiave di questo elemento: 

- forza 

- concentrazione 

- costanza. 

Se la forza è impiegata in modo indiscriminato si disperde; oltre ad un suo uso generale deve essere concentrata nel realizzare tenacemente qualcosa di specifico. 

Se è chiaro che avere successo nelle proprie iniziative stimola a svilupparle, il successo non può essere il metro per decidere che cosa fare. Conta sentire il valore del proprio operato. E  prima o poi questo viene riconosciuto.

 

DIALETTICA POTERE/EVENTI

Il potere personale si confronta con gli eventi, a volte dipendenti da noi, a volte no. 

Quando gli eventi sono favorevoli alla persona questi vanno nella stessa direzione del potere. In questo caso c’è accordo tra persona ed eventi. Non si bada nemmeno all'esistenza di un dentro e di un fuori, perché vanno d'accordo, c'è godimento e basta. 

Invece quando gli eventi sono avversi la forza d'animo subisce una pressione e si sente  dolore. Si crea una dialettica tra potere ed eventi avversi. 

L’attenzione che in condizioni normali, può, volendo, volgersi rilassata verso la coscienza di sé o di piacevoli sensazioni, viene fortemente richiamata da ciò che suscita malessere. “Chi me l’ha fatto fare di prendere quella decisione?”. “Come posso superare questa difficoltà?”. “Non ce la farò!”. Ci si allontana da una serena coscienza di sé e ci si muove nella tormenta.

Per riuscire a reggere le situazioni avverse, è importante riconoscere l'esistenza fondamentale, strutturale, del proprio potere. 

Quello che conta è la fiducia costante nella forza interiore, al di là degli eventi negativi.  

Se tu di essa sei ben cosciente, se sai che è cosa tua, allora, se le circostanze avverse faranno pressione e ti porteranno a momenti di dispiacere, potrai riferirti a questa. E’ come una sorgente: può succedere qualsiasi cosa all’acqua fuoruscita, ma dalla sorgente l’acqua continua a sgorgare. 

Sposterai la tua attenzione dagli eventi alla forza, come una pallina lungo l’asta di un pallottoliere. Questa è l’operazione su cui esercitarsi: mettere a fuoco e rafforzare la consapevolezza della propria dotazione naturale continua di potere. Ragionare su un problema (pallina in fondo al cursore) non deve impedire di tornare all’origine dell’impulso attivo (pallina all’inizio del cursore). 

Lotti e magari soffri ma sei in grado di lottare e di sopportare  quanto è necessario, tornando quando è possibile all’idea e sensazione: “In me è la forza”. 

Non sei perso nelle cose.

 

COSCIENZA DEL POTERE

C’è qualche modo particolare per ricordarsi del potere? 

“Io ho il potere”: ecco un self-remembering mentale.

Sentire la Natura dietro di me, come progenitrice, che – è vero – ha tante volte l’aria di dire “arrangiati”, ma è comunque Lei che mi ha messo qui a sviluppare il suo e mio compito evolutivo. La sua parte principale l’ha già fatta creandomi. Poi me la devo sbrigare, ma ciò ha anche qualcosa di eroico, che non può vantare il bimbo che chiede perennemente soccorso.

Sentire la Natura alle spalle mi dà realismo su ciò che sono, con la mia brava forza in dotazione.

Anche il respiro ha un suo ruolo. Respiro a fondo dirigendo il respiro verso il plesso solare, tenendovi magari sopra un pugno, con l’altra mano a coprirlo. Atto fisico, ma anche simbolico: il circuito plesso-mani rappresenta la forza che sa diventare azione.

Sono spunti. Alla tua forza e immaginazione, lettore, svilupparli, se ti va.

 

OLODANZA E POTERE

Che cosa fa l’olodanza per perfezionare il senso del potere nelle persone? 

In olodanza c’è un modo diffuso di entrare nel potere, interpretando ogni esercizio dinamico con impeto, con voglia, con slancio vitale. 

Ci sono anche movimenti particolari, gesti simbolici forti riferiti al potere. 

Per esempio, portando i pugni all’altezza del plesso solare e spingendoli in avanti con forte espirazione si incrementa non solo fisicamente ma anche psicologicamente l’elemento della forza e della concentrazione. 

Vale molto la risonanza con gli altri membri del gruppo, la quale è diversa dalla fusionalità (ascrivibile al secondo collegamento). 

C’è risonanza in un gruppo quando reciprocamente si stimolano le energie personali dei membri. Ognuno è facilitato ad essere se stesso. C’è un alto livello di coscienza.

C’è fusionalità quando gli organismi tendono ad uniformarsi e a fondersi e le individualità passano in secondo piano. 

 

AMORE  E POTERE 

Quando spontaneamente tra due o più persone c'è una concordanza di intenti e di azione, non si presenta alcun problema di scelta in ciò che si sta facendo.

Ma se l’espressione del mio potere entra in conflitto con quella di altre persone? 

In questo caso ci vuole un salto di categoria. Il conflitto non può essere risolto al livello del potere; bisogna riferirsi all’amore. 

Ubi maior minor cessat: è l’amore che deve dirigere il comportamento. Ognuno esporrà o manifesterà il suo punto di vista, ma anche cercherà il modo di accordarsi con l’altro rinunciando a qualcosa, se necessario.

 

ANGEL Sartori

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Commenti

Auguri dall'Arcanave, sempre in volo. Spero in una concordanza essenziale.
Ultrainternet

Scritto da: ultrainternet | 23/12/2011

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